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25 Aprile 2020 – 75° anniversario della Liberazione

aprile 25

In questo strano 25 aprile vi diamo appuntamento per restare Lontani ma Uniti alle 15.00. A quell'ora usciamo tutti ai balconi, nei giardini e cantiamo con i nostri cari e i nostri vicini il più bel canto della Resistenza: Bella Ciao!
In questo strano 25 aprile vi diamo appuntamento per restare Lontani ma Uniti alle 15.00.
A quell’ora usciamo tutti ai balconi, nei giardini e cantiamo con i nostri cari e i nostri vicini il più bel canto della Resistenza: Bella Ciao! 
Per seguire la nostra rassegna di Canti Ribelli la trovate sulla nostra pagina Facebook o sul nostro canale YouTube

UN URLO ESPLODE IN GOLA. I pugni al cielo. Gli occhi chiusi

«25 aprile 1945: in nome del popolo italiano il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia assume tutti i poteri. I corpi armati fascisti sono disciolti. Il capoluogo lombardo è libero.»
Si abbracciano. Piangono, ridono, non capiscono più niente. Solo quegli annunci che rimbalzano da Radio Londra a Radio Milano.
Sandro #Pertini proclama l’insurrezione generale a Milano: «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire!»
La guerra finisce così, con una voce alla radio. I nazisti sono in fuga, gli Alleati hanno sfondato. I partigiani possono scendere a valle.
 
Non sanno se credere alle loro orecchie, i ragazzini vestiti di stracci nascosti fra le montagne a far la guerra ai fascisti.
Non sanno se sono allucinazioni le notizie che arrivano dalle città.
Il 25 aprile tutti vogliono andare in città.

…anche la brigata che sta sulle colline di Chiavari.

Laura parte. Con lei c’è il Moro, il sardo Puggioni, piccolo e forte, come un torello. Preparano lo zaino e corrono, senza perdere tempo.
Le scarpe rappezzate con i copertoni delle auto, i vestiti tenuti assieme con la corda, le facce smunte di chi non mangia da mesi.
Corrono giù per i sentieri ripidi, per quelle strade strette che conoscono come le loro tasche. Corrono col vento fra i capelli, sotto quelle nuvole bianche che il vento spazza nel cielo verso il mare.
Corrono e non sentono più la fame e la paura.
 
Pensano ai loro morti, a tutto il sangue versato per arrivare a questo momento.
Pensano alle loro gambe stanche, ai corpi rinsecchiti, ai dolori senza più lacrime da piangere, a quella durezza che li ha tenuti assieme negli ultimi mesi. La #Liberazione. È arrivata, e sembrava non arrivasse mai.
 
Ancora non sanno dire questa parola, ancora non credono a quel che ha detto la radio. Ancora non hanno visto niente.
Da lassù, da quelle valli scoscese, da quei paesi lividi dove si sono nascosti, la guerra sembrava una condanna infinita, la loro vita per sempre.
E ora queste parole, queste speranze che si fanno avanti.

La città si stende ai loro piedi…

…e finché non sono dentro è difficile capire. Poi come un’onda la gente in festa li investe, la folla che esce di casa con le bandiere li inghiotte, i sorrisi sulle facce delle donne li accarezzano.
I canti, gli applausi, gli abbracci, le lacrime. Nessuno capisce più niente.
 
Liberi dalla guerra e dalla paura, dalla fame e dalle bombe. Liberi dai fascisti e dalla morte.
Liberi dalle botte e dalle minacce.
Liberi di pensare e di parlare.
Liberi come non sono mai stati.
Liberi e ancora giovani su quel cumulo di rovine che è l’Italia di Mussolini in fuga.
 
Laura ha ormai ventun anni e tutta la vita davanti.
 
Ventun anni e il cuore che batte. Pensa al futuro in mezzo a tutta quella baraonda e si vede madre, si vede sposata, si vede invecchiare serena.
Si vede in quell’Italia liberata che deve ricostruire il suo domani.
Le lacrime le rigano le guance ma ride e abbraccia quelli che l’abbracciano. E son tanti. Uomini e donne che non ha mai conosciuto. Giovani e vecchi che hanno sperato.
Gente che è rimasta chiusa in casa ad aspettare e altri che come lei sono andati in montagna a combattere.
 
Improvvisamente le pesa la testa, non è abituata a tutta quella felicità inattesa. Non sa se arrendervisi, o se aspettare incredula prima di lasciarsi andare.
Le viene fuori tutta la stanchezza in un colpo solo.
Si siederebbe a riposare se non ci fosse tutta quella folla che spinge ed esulta, se non ci fosse tutta quella gioia impossibile da contenere.

Bella Ciao, è questo il fiore della libertà.

Scenderemo per queste strade tutti assieme e ci terremo per mano. Saremo come un tempo: tranquilli, una famiglia, un tetto sopra la testa. Saremo giovani ancora domani, saremo pieni di speranze e di futuro. Faremo progetti. Ci ritroveremo. Potremo amarci. Sergio. Adesso verrà la nostra ora. Adesso è il tempo del domani.
 
Tratto da: “Con l’anima di traverso – La storia di resistenza e libertà di Laura Wronowski (nipote di Matteotti)” di Zita Dazzi

Buon 25 aprile, ora e sempre Resistenza

Dettagli

Data:
aprile 25
Categoria Evento:
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